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24 Novembre 2008

- Bayswater -

La ragazza dalla pelle di porcellana. L'ho posseduta in una foto e poi sognata, ho ammirato l'uomo che avrebbe potuto comprarla ed esporla in una vetrina. Avrei voluto farla brillare e dipingere le sue pupille per accorgermi di quanta violenza sarebbe occorsa per renderla viva.
Come spesso accade mi addormento tra un campo di terra battuta, color chiaro ed un enorme palazzo di vetro e metallo affumicato. 
Mi risveglio al cospetto di un'anziana signora d'ira gentile, una delle figlie con far da militare ed attorno un enorme folla di gente infelice. E lei, la ragazza dalla pelle di porcellana. Basta un gesto d'amore concreto e perfetto nel quantificare l'ossessione e la fame che m'invogliano a possedere la sua pallida fragilità, si tratta di poche parole da imprimere sulla carta rimasta vergine di un album di famiglia. Devo solo scavare nelle ossa per non vanificare il sommerso coraggio. E' così dolce e leggero il contatto delle nostre mani. Ma ciò di cui il mio pensiero si riveste, mia cara, è il peso dell'inchiostro impresso dalle dita. Non bastano due parole per render viva una persona, non basta una promessa per dimenticare il tuo cognome, amore mio, potrei avere già una casa, una moglie e quattro figli. O forse no. Non sono mai stato un vecchio senza carne, la mia barba è ancora intatta. Eppure pesano come gravi in equilibrio, come foglie ancora in vita, le parole incollanti, i verbi che dovrò compiere. Un solco scuro già dimenticato. Il nostro avvenire. Fece per ricevere il libro dalle mie mani, tua madre, parlandomi di un emigrante scappato in america, della storia che avremmo dovuto riprendere in quel libro ormai nostro e della fortuna di cui ci avrebbe benedetto concedendole un nuovo possessore. Me. E poi farmi rapire dal primo autobus in corsa, rovistando nello zaino e trovarvi la furia degli uomini che sono dietro di noi. O forse del grande desiderio. Delle gioie e delle passioni. Il canto funebre.
Mi risveglio non ancora convalescente, cerco un foglio e la mia mano riassapora la tua storia e il tuo ricordo, il tuo nome inesistente, la tua pelle di porcellana, la tua essenza svanita. Dispersa. Lontana.

Londra, 7.05 am

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