Tag esofago volante

18 Giugno 2009

- Chi C -


Ore nove, è tardi.

Aria morbida corrente, elettrica, certamente puo' farmi male ma non me ne curo.

Non c'è un nesso tra questo e quello, non me ne curo, non mi conosco. Aria corrente, alternata, sono troppo vecchio per tornare giovane. M'inginocchio, lucido pavimenti e parquet con gli stinchi, non ha senso cio' che dico. Non me ne curo, non ha importanza, rantolo insoddisfatto, mi libero dell'aria corrente, continua, ne inspiro dell'altra dall'esofago volante, fredda, elettrica, per gettarla contro qualcuno, un invito ad uscire, un monito a rimanere. Non ha senso quello che dici, non vi è nulla da tarar di un Buonsenso che non esiste, in te non esiste.


Esofago Volante - Pietro, Il Bulgaro

 

 
04 Marzo 2009

[ Climax Negativo : climax assimilabile ]



| Quadro |
 
 
- Esofago Volante // Preludio

Il Buonsenso non esiste .
Per mesi ammirasti nervosa quell'apparecchio rosso immobile e acconsenziente mentre l'ansia ti porto' a credere che fossi svanito nel nulla eppure si insinuo' in te il sospetto che si trattasse di un qualche filo tranciato o del microtelefono guasto così alzasti la cornetta invocando l'intervento del manutentore. D'altronde, a notte fonda, il nostro lavoro riesce particolarmente bene ed in pochi minuti giunsi celere alla tua porta. Due colpi soli ed i neonati dell'intero palazzo iniziarono a piangere. Due passi e fui già nel soggiorno. Ti spogliai completamente, ti girai attorno scrutando ogni centimetro della tua pelle perfettamente liscia, pura. La mia mano accarezzo' le spalle, il collo, risalendo lungo il mento ed il contorno delle labbra, morbide e rosa. Mi avvicinai appoggiando la testa sul tuo petto, di lato, per poi cercare nuovamente i tuoi occhi e sorprendere ancora lo sguardo spiare la tua bocca. Tentai di aprirla chiedendoti di stendere la lingua e con un giro di cacciavite tarai ogni tuo criterio. La tua voce torno' a farsi sentire, il telefono smise di suonare.


| Quadro |


- Esofago Volante // Passionevole

Mi inseguisti fino all'alba. Non trovai riparo, nè pertugio nel quale infilarmi per sfuggire al tuo occhio. Giunsi fino a casa, sfondai quasi la porta se non fosse stato per le chiavi di casa, recuperate in tempo. Non accesi alcuna luce perchè potessi confondermi nel disordine domestico dell'uomo solo, rovesciai ogni cosa mi capito' accanto, mobili, sedie e persino piatti, in frantumi sul pavimento. Trovasti la mia casa, accogliente quanto scomoda e deserta, mi cercasti tra le ombre di luce, sopravvissute agli infissi in legno. Mi cercasti ancora tra le copertine e gli scaffali rotti, tra le cornici e i buchi nei muri. Ancora, tuttora, mi cerchi..

 

 

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